Le inchieste
Senza elementi, la prima inchiesta viene chiusa nel luglio 1997. Poi la banda della Magliana, che spesso era stata tirata in ballo nella vicenda, rientra in primo piano a giugno 2008 con le dichiarazioni di Sabrina Minardi, compagna di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda. Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa dopo essere stata tenuta prigioniera nei sotterranei di un palazzo vicino all'Ospedale San Camillo. Ma neanche su questa pista emergono prove concrete. Nulla di fatto neanche dopo le analisi svolte sulle ossa rinvenute nella cripta di Sant'Apollinare, a Roma, nella quale era stato seppellito De Pedis. Nel 2016 l'archiviazione dell'inchiesta da parte della Procura di Roma, confermata dalla Cassazione. Ma la famiglia va avanti, non si arrende, e si rivolge alla magistratura vaticana.
L’indagine in corso
La famiglia Orlandi aveva presentato la domanda per la prima volta un anno fa, lo scorso novembre. Il fascicolo è stato aperto "ma da allora non è stato fatto niente, non è stato interrogato nessuno", ha denunciato più volte Laura Sgrò, l’avvocato di Pietro Orlandi. Il legale ha chiesto, invano, che venisse sentito il boss mafioso Pippo Calò, oggi 87enne, attualmente detenuto al 41 bis nel carcere di Opera. All'epoca dei fatti, nel 1983, era a Roma, era un personaggio a conoscenza "di quello che succedeva", collegato alla banda della Magliana, ritenuta invischiata nella scomparsa della ragazza. Fino all’ultima – presunta - svolta, il 30 ottobre, quando alcuni resti vengono ritrovati in un palazzo del Vaticano a Roma e si aprono due indagini, una del Vaticano e una della procura di Roma, per risalire all’identità celata dietro alle ossa.
